Il tam-tam mediatico è tornato a battere, in maniera insistente, sul tasto Spread. Ma non si tratta di un attacco di isteria collettiva. Nelle ultime giornate, questo indicatore economico è tornato a salire destando la preoccupazione di analisti, accademici ed economisti.
La partita è sempre la stessa: Italia contro Germania; ma non parliamo di calcio.
Questo articolo si propone, allora, di fornire dati semplici ed immediati per capire, in maniera laica e scientifica, di cosa si tratti.
Cosa tratteremo
Lo spread: cos’è e perché ci preoccupa così tanto.
Il termine non deve spaventarci, la traduzione letterale significa: divario; è di questo si tratta, in fondo.
Lo spread è la differenza di rendimento tra i buoni ordinari decennali dello Stato italiano (BTP – Buono del Tesoro Poliennale) e gli equivalenti buoni decennali tedeschi.
Relativamente ad ogni titolo, anche quelli emessi dallo Stato, più il rendimento è alto, più l’investimento è rischioso. Di conseguenza, analizzare i buoni di una nazione, nonché gli interessi su questi pagati, ci permette di conoscere e carpire lo stato di salute della sua economia e la condizione dei suoi bilanci.
In poche parole, si tratta di un confronto tra i nostri BTP ed il Bund di Berlino, presi a confronto vista la solidità economica della Germania.
Insomma, è un parametro per decidere se è più sicuro prestare denaro a Roma o a Berlino.
Il vero punto cruciale riguarda il debito pubblico. Più sono alti gli interessi da pagare sui BTP, maggiore sarà l’indebitamento cui dovremmo sottoporci per far fronte a questa necessità, innescando un vero e proprio circolo vizioso.
Spread – perché non riguarda solo gli economisti
L’aumento dello spread non è un numerino; significa infatti che nel paese stanno aumentando tutti i tassi di interesse. Sarà quindi difficile per le imprese accedere al credito, ed i cittadini saranno costretti a veder aumentare i costi delle loro rate.
Le operazioni finanziarie del nostro paese, targate Italia, costeranno di più in quanto gli enti o le banche straniere ci chiederanno più garanzie. Anche le tanto odiate banche subiranno lo scotto, in quanto le banche internazionali potrebbero guardare con maggiore sfiducia al settore bancario italiano.
I cittadini potrebbero allontanarsi da strumenti di credito come i mutui perché le banche saranno costrette ad aumentarne i tassi di interesse, creando maggiore incertezza ed instabilità.
L’impatto sui mutui.
Per recuperare il denaro bruciato dovrà ricorrersi ad altre soluzioni. La coperta è corta insomma. Quindi per pagare gli interessi sui BTP lo Stato dovrà aumentare le tasse o diminuire le detrazioni. Si tratterà quindi di meno denaro per le famiglie e di meno soldi in tasca: ad esempio, per i mutui tassi più alti e meno detrazioni. Un aggravio doppio sui mutuatari.
A tal proposito, è fondamentale riorientare le proprie scelte. Scegliete mutui a tasso fisso, in modo da cristallizzare gli interessi prima degli aumenti.
Il rischio delle pressioni estere
Alti interessi possono attrarre l’attenzione di investitori stranieri o altri Stati, aumentando la dipendenza italiana dall’estero. Il trenta per cento del nostro debito appartiene ad altre nazioni, in particolare europee: Francia, Lussemburgo, Germania, Spagna, e Regno Unito.
A questi da aggiungere gli Usa, la cui influenza sul Bel Paese potrebbe aumentare.
La fiducia degli investitori, un trend decrescente
Il rischio più grande è che i nostri BTP decennali non vengano più assorbiti dagli investitori. Meno compratori significa prezzi più bassi e sempre meno soggetti interessati ad acquistare i buoni del tesoro.
L’economia è, infatti, una scienza sociale. Il che significa: isterismo, ansie, incertezze. Più il mercato è incerto, più aumenta l’ansia degli investitori. Più aumenta l’ansia degli investitori, più il mercato è incerto.
Insomma, una crina dalla quale è difficile e complesso risalire, se imboccata.
Tra l’altro, nell’epoca di pc e smartphone alcune scelte delle società di investimento sono, pressoché, automatizzate. Si tratta dei così detti trend followers, cioè delle scelte orientate dallo stesso mercato: compro i titoli che comprano gli altri, vendo i titoli che vendono gli altri. Instagram non c’entra, ma il paragone regge. Siamo portati a seguire le scelte degli influencer, anche in borsa.
Infine, non bisogna dimenticare che i fondi di investimento, specie se indirizzati ai piccoli risparmiatori, hanno regole stringenti; non possono acquistare oltre una soglia di rischio e devono allo stesso modo vendere i titoli rischiosi posseduti. Dobbiamo, per questo motivo, incrociare le dita e sperare che i BTP non si facciano troppo rischiosi.
Stiamo ad aspettare e vedremo. Adesso almeno sappiamo cosa si nasconde dietro alla parola spread, fino ad oggi criptica e sconosciuta fin troppo alla maggior parte dei cittadini.
E ricordate un fattore: si parla delle nostre tasche e dei nostri portafogli, sempre e senza eccezione alcuna, non disinteressiamoci.